Teatro Vittorio Veneto - "Le Marocchinate del '44" - Sabato 18 Novembre 2017 ore 21

le marocchinate
13-11-2017

IL COMUNE INFORMA

NINETTA E LE ALTRE- Le Marocchinate del ‘44

Testo e regia Damiana Leone
Con Damiana Leone, Anna Mingarelli e Francesca Reina

Disegno Luci Alessandro Calabrese
Foto locandina Mario Scerrati
Foto di scena Gioia Onorati
Ufficio Stampa Ilaria Ferri
Organizzazione e Distribuzione Annalisa Siciliano

Ingresso intero Euro 10,00 - Ridotto Euro 8,00

NOTE AL PROGETTO

Spettacolo inserito nel progetto Racconta la Guerra promosso dalla compagnia Errare Persona con l’Archivio di Stato di Frosinone, con il contributo della Provincia di Frosinone, incentrato sulla ricerca storica di fonti orali applicata al teatro antropologico e di narrazione. Il progetto coinvolge un intera provincia, ed è unico nel suo genere. È infatti il più grande progetto sullo stupro di guerra mai realizzato. Lo studio, da cui è scaturito lo spettacolo, tratta degli Stupri di Guerra avvenuti nel Basso Lazio nel ’44, le cui vittime venivano chiamate Marocchinate, stupri studiati davvero solo negli ultimi dieci anni e solo in parte trattati da Moravia e poi da De Sica ne “La Ciociara”, ma che oggi sia sa essere il più grande stupro di guerra della storia d’Italia e d’Europa (insieme alla Bosnia). Lo spettacolo quindi è un progetto, un lavoro di ricerca e divulgazione portato avanti da anni, che a maggio sarà a New York per il Festival In Scena. Dallo spettacolo e dal progetto sta nascendo un docufilm.

SINOSSI E NOTE DI REGIA

Primi anni quaranta. Tre donne in scena, tre divinità pagane, arcaiche come i luoghi che le circondano: montagne, fiumi, stelle. Ninetta, Celeste e Maria.
La scena è nuda. Unico elemento scenico sono tre conche disposte ai tre lati della scena che formano un triangolo-recinto sacro dentro il quale si muovono le donne. Nelle conche ci sono oggetti, lenzuola e soprattutto acqua. La conca rappresenta la vita e la donna, di cui ricorda il corpo nelle forme sinuose. È la cornucopia e l’utero, ma anche un’urna cineraria, ciò da cui si nasce e in cui si ritorna, in un tempo circolare basato sulla sola alternanza delle stagioni, in una vita sempre uguale per tutte le donne da millenni.
Si celebra il matrimonio di Ninetta, che rimane immediatamente sola perché il suo amore parte per combattere per la patria. La vita delle tre donne allora è alternata da rituali identici a se stessi, arcaici e mistici: lavare i panni al fiume, lavorare i campi, avere le visioni, guarire le malattie con le preghiere, prendere il chinino contro la malaria, aspettare i loro uomini, scrivere lettere d’amore pensando ad un fronte di guerra lontano e per la loro vita assolutamente incomprensibile. Improvvisamente la guerra si sposta nel loro mondo ameno: i tedeschi occupano la loro casa per farvi la cucina del fronte della linea Gustav. Avviene allora il confronto con il diverso, con una lingua straniera mai sentita prima, e Celeste si innamora di un tedesco che verrà ucciso davanti ai suoi occhi. I bombardamenti continui e la fame che avevano messo in ginocchio la popolazione civile, prima di allora avvezza solamente alle adunate fasciste e alle processioni dei santi, sono solo il preambolo della tragedia. Ninetta, Maria e Celeste corrono con le corone di fiori incontro ai loro liberatori, gli alleati, perché la guerra è finita, ma verranno tutte violentate dalle truppe coloniali francesi. Inizia il pianto e il canto rituale delle donne, con il racconto di quelle brutalizzazioni sulla popolazione civile già duramente colpita (in meno di un mese vennero violentate e brutalizzate più di 20.000 mila di tutte le età, più una cifra indefinita di bambini, uomini e animali) racconto di violenze di enorme ferocia e dolore, racconto delle conseguenze degli stupri: aborti, abbandoni, malattie, suicidi, invalidità, emarginazione e follia. Ninetta, incinta, decide di non abortire per dimenticare rassegnata una tragedia che altrimenti non avrebbe mai fine. Come lei ne verranno violentate ancora tante di donne nelle guerre, troppe, perché lo stupro alla donna è lo stupro alla terra. Ma anche una tragedia può essere trasformata in un gesto d’amore e di speranza, anche se uno stupro di massa rimane nella terra e nelle generazioni future come un segno indelebile. La violenza, compiute dalle truppe coloniali francesi, sarà un marchio. Da ora in poi loro saranno chiamate per sempre “Marocchinate”.

 

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